Forse è questo che, più o meno inconsciamente, ci costringe a dividere le situazioni, a pensare ad esempio, che l’arte non abbia niente a che fare con i numeri, con la matematica e la tecnologia.

Per nostra fortuna gli schemi mentali possono essere distrutti o contaminati.

Ne è un esempio la società UQIDO e il suo CEO Pier Mattia. Senza entrare troppo nei particolari, la società si occupa di nuove tecnologie e nella fattispecie di “realtà aumentata”  e “realtà virtuale”.

Una delle possibili applicazioni è appunto il mondo dell’arte e la contaminazione tra la stessa e le nuove tecnologie. Portare l’arte fuori dai propri luoghi cercando di decontestualizzarla. Ecco qual è il punto di forza di questa idea, attraverso la realtà virtuale poter beneficiare di una mostra all’interno di luoghi non deputati ad ospitarla.

una tecnologia costituita da rigorose formule matematiche, il cui scopo è “parlare d’arte” in un modo diverso, cercando di diffondere l’attitudine al “bello”, all’armonia spirituale

Pensiamo banalmente ad un grande centro commerciale, una delle innumerevoli piazze italiane, una palestra. Tutti potrebbero avere un contatto con l’arte, capire che quel quadro o monumento deve essere assolutamente visto, poter beneficiare dell’armonia e di tutte le sensazioni ed emozioni connesse.

 

Certo, una delle possibili critiche potrebbe essere legata al fatto che, con l’utilizzo della realtà virtuale, l’arte potrebbe essere portata ovunque, limitando così l’afflusso nei musei o nelle città d’arte. Per capire che non è così, bisogna rendersi conto che siamo di fronte a due piani completamente diversi: la realtà virtuale è un’altra cosa, non vuole sostituirsi all’arte, ma vuole dare uno stimolo in più, vuole aiutare la diffusione dell’arte, è un “antipasto” di quello che è un’opera dal vivo. E’ semplicemente un’esperienza diversa e così deve essere intesa.

L’aspetto decisivo, però è la centralità del concetto di “inclusività”, legato soprattutto al tema della disabilità e non solo. Pensiamo banalmente che il Duomo di Milano non ha un ascensore per permettere alle persone con disabilità motorie di visitarlo, oppure ancora le città storiche, dove le barriere architettoniche e l’afflusso costante di gente non consentono una piena godibilità.  Bene, grazie a questa tecnologia tutti potrebbero avere gli stessi diritti, il diritto di poter beneficiare della vista di un’opera d’arte e delle emozioni che trasmette.

Dunque, una tecnologia costituita da rigorose formule matematiche, il cui scopo è “parlare d’arte” in un modo diverso, cercando di diffondere l’attitudine al “bello”, all’armonia spirituale.

L’aspetto sociale è di indubbia importanza, in coda nei centri commerciali, sbraitando per non farsi superare, annoiati dal continuo “bip” della casse e dal pensiero di aver dimenticato qualcosa da comprare. Ma appena fuori, la possibilità di ammirare un Caravaggio, o una scultura di Canova.

Sicuramente la volta dopo la coda sarà più ordinata, la maleducazione sarà sostituita da atteggiamenti diversi, e comprato il pane penseremo a quale fantastica ricetta potremmo preparare quella sera.

Perché l’arte è così, l’arte ci apre la mente, e questa tecnologia potrebbe aiutarci ad “abituarsi al bello”.

Nicolò Lombardi

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