Quando la vedo arrivare in una domenica ventosa di maggio in piazza dell’Orologio a Verona: piccola, sottile, con lunghi capelli scuri che le scendono lisci fino a metà schiena, giovanissima….non so perché, subito mi viene da paragonarla a Pocahontas.

Glielo dico appena ci presentiamo, lei mi guarda un po’ perplessa: ‘ Di Pocahontas oltre la storia, so che ha circa la mia età, mi pare che il cartone animato di Disney sia uscito in Italia proprio quando io nascevo, nel 1996, per il resto,…. Io mi chiamo Margherita ,vivo a Verona e qui ho frequentato il liceo artistico. Dopo il diploma mi sono iscritta all’Università degli studi di Padova. Ora sono al 3° anno e ad  ottobre presenterò la tesi in Fonti e metodologie della Storia dell’Arte, una  riflessione analitica sul ‘ diario’ manoscritto di Gino Bogoni . ‘

Nel frattempo ci siamo accomodate in un caffè quasi sotto l’Orologio, tra il  vivace via vai  della folla domenicale e gli ombrelloni sventolanti dei bar.

Proseguire con l'università dopo i tre anni...e poi un dottorato. In futuro, come professione, vorrei potermi dedicare alla ricerca.

‘  Tu  però non hai potuto conoscere Bogoni, non l’ hai incrociato per strada per così dire, anche se lui ha fatto parte della tua città, visto che Bogoni è morto qualche anno prima che tu nascessi ,-le dico, mentre cerca di bere il suo cappuccino riparandolo dal vento con una mano- .Com’è  che hai deciso di cimentarti in questa tesi? ti è sembrato lo sbocco più facile per la tua laurea o te l’hanno proposto i tuoi professori?’

Poggia la tazza, un sorriso le si accende in viso : ‘ Facile non direi, e pilotata, la tesi, men che meno. Inizialmente  pensavo di ‘cercare’ un artista, possibilmente poco studiato, così da potermi mettere pienamente in gioco. Come in tutte le mie cose, la scelta si è fatta strada dentro di me e poi è venuta fuori al momento giusto.

Cerco di  chiarire…Ricordo che fin da piccola, mia madre mi portava ad eventi d’arte, mostre, musei, raccontandomi e spiegando tutto quello che poteva, lei che è sempre stata appassionata d’arte, pur facendo tutt’altro lavoro. Così il mio interesse è stato coltivato ed è sbocciato. Ero in prima media, quando con lei ho visto una mostra di Kandinskij e ne sono rimasta affascinata :le forme, i colori! Che meraviglia!

Lì ho sentito che l’arte contemporanea mi piaceva davvero, e questa ‘scoperta’ mi ha spinto a iscrivermi al Liceo Artistico. In realtà non avevo un obiettivo ben definito, e come indirizzo ho scelto Architettura e Ambiente. Ovviamente i miei genitori mi hanno supportato.

Quindi, tua mamma soprattutto e Kandinskij, e poi?-

-Poi al 3* anno di liceo è arrivata una nuova prof. di Storia dell’arte :

rigorosa, esigente, molto valida. All’inizio mi intimoriva, quasi mi faceva paura, ma il suo approccio all’insegnamento e la sua preparazione mi hanno aperto un mondo…E’ stato come scagliare una freccia in una direzione precisa. Io l’ho seguita.

E’ stato allora che ho preso la mia decisione. Devo veramente ringraziarla.-

Il vento ha smesso di sbatacchiare gli ombrelloni: nella quiete sopravvenuta l’ultima affermazione di Margherita  sembra acquistare un rilievo particolare.

Cioè?– puntualizzo incuriosita.

-Dopo il diploma non ho avuto dubbi a iscrivermi all’Università, in Storia e Tutela dei Beni artistici, a Padova, dove frequento le lezioni accademiche dal lunedì al venerdì, per tornare poi nel fine settimana a casa.

Tra andare e tornare, il tempo è passato in fretta .Mi sono ritrovata al 3* anno senza quasi rendermene conto: anno di laurea e tesi. Che argomento affrontare?

Bogoni!– incalzo io.

-No, a Bogoni in quel momento non ho pensato, anche se alcune sue opere mi erano familiari fin da bambina, come Frutto Oggetto Scultura, ispirato alla Rosa del deserto, che si trova in piazza San Niccolò, dove andavo spesso a passeggiare con mio nonno, il padre di mio padre, un nonno psichiatra , che fin da giovane era amante dell’arte, in particolare quella rinascimentale. Anche con lui ho condiviso e condivido visite a mostre e musei, con grande soddisfazione reciproca.

Stavo pensando ad un altro argomento per la tesi, magari inerente all’analisi di fonti storico-artistiche veronesi, non ero orientata però a quelle del ‘900.

Che cosa ti ha fatto cambiare idea?

Riprende un po’ assorta: –Il caso…, un passaparola tra amici…sono venuta a sapere che, per conto dell’atelier del Maestro, si cercavano studentesse appassionate d’arte e interessate a sviluppare iniziative culturali.

(Le donne di Bogoni, penso, mentre lei si interrompe  per spegnere il cellulare che squilla, quelle di cui lui diceva di essere  il padre e la madre e a cui aveva dato forma plastica, quasi nell’ansia di evocarle per un futuro in cui lui non ci sarebbe stato).

-E’ stato un passaparola un po’improbabile, riprende sorridendo, ma è proprio così che ho conosciuto Patrizia Arduini Bogoni, la nuora del Maestro, curatrice del patrimonio artistico di Bogoni insieme agli eredi.

Era  un venerdì, sono tornata da Padova in anticipo proprio per incontrarla, e lei ha aperto l’atelier solo per me, lasciandomi libera  di assaporare e vivere quel laboratorio incredibile, dove Gino Bogoni ha creato, faticato, sperimentato per una vita.

E’ stato esaltante: il laboratorio di via Sciesa custodisce più di 3000 opere tra originali, pezzi unici, multipli e prove d’artista, ma anche quadri, disegni, calchi e gessi! una meraviglia da riportare alla luce, da catalogare e contestualizzare, aiutandoci con tutto ciò che Bogoni ha lasciato scritto.

La Signora Patrizia mi ha infatti concesso di accedere  al manoscritto integrale di Bogoni: un’opera in moduli, non lineare, a volte difficile da decifrare. Una scrittura che è al tempo stesso semplice e complessa, biografia e saggio, un percorso esistenziale e storico, che mi  ha permesso di ritrovare l’uomo e l’artista Bogoni in maniera molto viva e presente. Ho già letto 7 volte l’intero diario (circa 600 pagine), e ancora non mi basta. Ogni volta in quelle righe irregolari scopro qualcosa di più: errori di scrittura da correggere o da interpretare, ma anche espressioni ricche di sofferenza trasformata in poesia.

A volte ho quasi l’impressione di poter incontrare Gino Bogoni  per strada, magari per chiedergli  di chiarirmi qualche sua frase che mi picchia nella testa in quel momento. Sarebbe bello, no? ’ ride.

‘Questa è la mia tesi, in sostanza, un lavoro duro, meticoloso, a volte complicato, da ‘topo di biblioteca’, appunto, ma che mi ha preso tanto da incoraggiarmi a guardare con maggiore consapevolezza ai prossimi obiettivi:  proseguire con  l’Università dopo i tre anni, e poi  un dottorato. In  futuro ,come professione, vorrei potermi dedicare alla ricerca.’

Suonano le campane, è mezzogiorno, il nostro incontro si è concluso.

Tra scelta e passione, come una sacerdotessa olimpionica, Margherita ha acceso la sua fiamma.

Racconto tratto da un’intervista di Santina Cattano

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