Che Verona sia uno dei preziosi gioielli italiani noti in tutto il mondo è evidente; un crogiolo d’arte, di storia, di architettura tale da avere davvero pochi rivali. Valgano da testimonianza le frotte di visitatori e turisti che ogni anno percorrono le vie della magnifica città scaligera e soggiornano negli suoi alberghi: oltre 2 milioni di presenze nel solo 2016, con un incremento del 18,3% rispetto all’anno precedente.[1] Dal 2000 il centro storico di Verona è inserito tra i beni mondiali tutelati dall’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura; un patrimonio di inestimabile valore per tutta l’Umanità, e di cui i Veronesi stessi amano (a buon diritto) vantarsi a gran voce.

Se tuttavia si indaga un po’ più a fondo, ci si accorge rapidamente che le vere ragioni di questa illustre ammissione spesso sfuggano ai più, e che il sentimento comune difficilmente esce dalla retorica campanilista “Verona è patrimonio dell’UNESCO perché è la più bella città del mondo”. Per carità, Verona è una città senza dubbio incantevole e difficilmente si troverà qualcuno che si opponga a questo, ma si tratta di motivazioni puramente sentimentali, vacue e purtroppo futili. La vera ragione per cui il centro cittadino di Verona è stato inserito nel prestigioso elenco dei beni patrimonio dell’UNESCO, è bene ricordarlo, è prima di tutto legata allo straordinario impianto urbanistico della città e alle fortificazioni militari che la caratterizzano, e che testimoniano il passaggio tra le varie epoche che ha vissuto, dalla sua fondazione ad oggi.

La vera ragione per cui il centro cittadino di Verona è stato inserito nel prestigioso elenco dei beni patrimonio dell’UNESCO, è bene ricordarlo, è prima di tutto legata allo straordinario impianto urbanistico della città

Un visitatore che si trovi oggi a girovagare per i vicoli del centro storico, difficilmente riuscirà a reperire informazioni complete, dettagliate e accessibili riguardo al complesso delle mura cittadine, e ancor più difficilmente troverà percorsi di visita a esse dedicati. Se infatti si possono facilmente individuare tracce di mura di epoca romana tra i palazzi del centro, o imponenti porte e vistosi monumenti della stessa epoca (basti banalmente pensare all’anfiteatro areniano o a Porta Borsari), gran parte della cinta muraria esterna, stratificatasi nel tempo a partire dall’epoca scaligera fino all’epoca veneziana e poi ancora austriaca, rimane abbandonata nell’incuria e nel degrado.

Percorrendo solo alcune porzioni delle circonvallazioni, soprattutto nella parte orientale della città, si può notare come l’intero complesso delle mura magistrali, di valore inestimabile per la storia e per l’identità cittadina, non solo non è mai stato sottoposto ad alcun progetto di recupero, di riqualificazione e di valorizzazione da parte delle precedenti amministrazioni, che si sarebbero dovute fare carico di questi interventi, ma in molti casi versa in condizioni di degrado o addirittura di abbandono, presentandosi come un cumulo di antiche rovine dimenticate, coperte dalla vegetazione spontanea e da edifici abusivi realizzati a partire dal secondo Dopoguerra. Percorrendo Via Torbido, si incontrano sul lato sinistro il grande bastione veneziano di Campo Marzio, quasi completamente coperto da vegetazione spontanea, la casamatta della Batteria Pellegrini, e poco avanti Porta Campofiore, anch’essa parzialmente schermata dalle alberature e dalla vegetazione, abbandonati e irraggiungibili per chiunque volesse visitarli. La situazione rimane la stessa lungo tutto il crinale nord, verso Forte San Felice e le famose “Torricelle”, spesso sulle pagine della cronaca locale per il contenzioso sull’annosa questione delle antenne televisive.

Ad oggi, delle iniziative paventate negli anni scorsi per il recupero di alcune importanti porzioni del secolare complesso del Parco delle Mura, ad esempio quella inserita nel progetto (attualmente sospeso) per la riqualificazione dell’area Passalacqua, che dovrebbe prevedere la realizzazione di un grande polo universitario, non resta che la pregevole ristrutturazione del piccolo bastione cinquecentesco Delle Maddalene, in prossimità di Porta Vescovo, che figura più come un intervento “spot” che un vero e proprio progetto di recupero complessivo delle mura.

È evidente che Verona necessita di un programma di vasta portata per la valorizzazione dell’intero sistema delle proprie mura e delle fortificazioni, che possano diventare non solo un grande parco nel cuore della città, ma anche un vero e proprio museo a cielo aperto sempre accessibile e quotidianamente vissuto dai visitatori e dai cittadini stessi. La possibilità di affidare bastioni e porte, torrette, batterie e casematte opportunamente recuperati a enti e associazioni locali, e l’opportunità di ospitare frequenti eventi e di organizzare manifestazioni culturali aperte a tutta la città, renderebbero questi luoghi non solo vivibili e vissuti, ma anche un nuovo, vero, grande polo di cultura, socialità e sostenibilità, nel cuore di uno dei più preziosi gioielli italiani noti in tutto il mondo.

Marcello Pecorari

[1] Camera di Commercio di Verona, Il turismo a Verona, Rapporto 2017, https://www.vr.camcom.it/sites/default/files/uploads/statistica/turismo/RAPPORTO%20TURISMO%20agg%20%2005%2010%202017.pdf

 

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